Daniele Sepe o della bravura di mischiare le carte della musica

daniele sepe (di Carmine Pongelli)

Sta per uscire l’ultimo lavoro di Daniele Sepe, sassofonista “parte nopeo” e parte del mondo intero.
In attesa di ascoltare l’ennesimo disco tanto bello quanto molto probabilmente ignorato dal sistema musicale italiano, scaldo un po’ l’inchiostro nel calamaio per far presente, a chi dovesse passare da queste parti e non conoscesse il Sepe, quanta bella roba si sta perdendo.

Fondamentalmente Daniele è un musicista militante, politico, con una solida formazione di musica “Colta” prima e Jazz poi.
Avanguardia del relativismo culturale, tanto da farne un marchio di fabbrica (“ammischiamm’ e ccart’, cchiù nne simm’ e cchiù bell’ parimm’” recitava un booklet di un CD di tanti anni fa).
La sua musica è un minestrone di influenze varie che si concretano in uno stile personale, colorato, potente e costantemente cangiante pur rimanendo sempre riconoscibile.
La sensazione visiva di un caleidoscopio traslata all’esperienza uditiva.

L’ultima volta che lo vidi dal vivo fu nell’agosto 2012, erano anni ormai che non frequentavo un suo live e rimasi basito dal livello tecnico ed espressivo raggiunto dalla band (Daniele mi disse che con questi musicisti aveva raggiunto la quadratura del cerchio ma non era del tutto vero: l’anno successivo spuntò fuori un nuovo batterista).
Una potenza sonora massiccia, momenti improvvisativi continui e sorprendenti, arrangiamenti mai banali e scontati e, crème de la crème, questo suono di Sax tutto cuore e anima, un po’ Gato Barbieri, un po’ Sonny Rollins ma, in fin dei conti, Daniele Sepe.

L’attesa dell’uscita del nuovo “A Note Spiegate” può (deve, per chi non lo avesse già) essere ingannata approfittando della ristampa del libro + CD del 2012, “Canzoniere Illustrato”, appena uscito per le Edizioni Round Midnight di Domenico Cosentino. Il libro che accompagna il disco contiene un fumetto d’autore che illustra i testi di ogni brano.

Alcuni dei brani contenuti nel disco in uscita sono già stati diffuse in rete: Antonico, ad es., un samba del 1973 scritto da Ismael Silva e reinterpretato, tra gli altri, da Gato Barbieri.

A me, percussionista, piace giocare con le coordinate geomusicali dei tamburi presenti nei brani: nasce samba, purissimo: rebolo (o surdo), pandeiro, tamborim e cuica; poi l’argentino Gato gauchizza il tutto spostandolo nel sud del sudamerica, “sterilizzando” il fraseggio del tamborim, cassando rebolo e cuica e affidando la parte di pandeiro ad un semplice tambourine, di quelli senza pelle, mentre la brasilidade è mantenuta da un drumset bossanoviano; Daniele ripesca la versione “de la Pampa sconfinata” e affida a Paolo Forlini e a Robertinho Bastos il compito di suonare le percussioni e, mentre il primo fa scintillare la sua batteria attenendosi al fraseggio originale, il secondo riesuma pandeiro e cuica e poi triangola a nord – Cuba – aggiungendo un Tumbao di Congas (che non è niente male per essere suonato da un brasiliano… bella mano il Bastos).
Difficile tenere in armonia pandeirada e tumbao, di solito prevale un fraseggio o l’altro, la lingua portoghese o quella spagnola, ma qui Robertinho è maestro di equilibrio.

La versione di Gato Barbieri

La versione originale di Ismael Silva

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