Dieci cose che hanno cambiato il vostro modo di suonare la batteria

Ne metto in fila 10 dieci delle mie. Che 10 è un numero di quelli che si usano nel mondo social-web: momenti, canzoni, visioni di batteristi – ma non solo batteristi – che hanno cambiato il mio modo di suonare. I primi 10 affiorati in nottata, anche se ce ne sono molti altri e magari diventeranno una seconda puntata di questo post. Sapere i vostri 10 sarebbe assai bello.

1. Il piede sinistro di Horacio ‘el negro’ Hernandez.
Roma, teatro Ambra Jovinelli, non molto tempo fa. In trio con Michel Camilo e non mi ricordo chi al basso (non credo Anthony Jackson, lui è uno che non passa inosservato). Cercavo da tempo un modo per liberare il mio piede sinistro dalla schiavitù del poco e quel cubano newyorkese aveva già inventato tutto. Uno dei concerti più belli che abbia mai visto. Il giorno dopo ho cominciato a studiare lo stick control con i piedi e a scimmiottare clave e cascara. Ancora oggi scimmiotto.

2. Stewart Copeland che suona le poltrone.
Una vita fa, il video di Message in a bottle. C’è stato un tempo, incredibile a dirsi, in cui non c’era Youtube e la musica era merce preziosa. Vedere il biondo pazzo che suonava le poltrone ha stimolato i miei ormoni batteristici. Un po’ come le compagne di scuola della sezione D facevano con gli ormoni adolescenziali, forse di più. Nella mia biografia non ci sarà mai ‘ha iniziato a 5 anni suonando le pentole’. Non sono mai stato un tipo da pentole ed ero un giovinetto fin troppo compito ed educato per fare casino fuori posto. Ho cominciato su un practice pad (cappello del prete) Ludwig che ancora ho, da qualche parte. Stewart, invece, suonava le poltrone. Ho capito che potevo suonare tutto e sono diventato un po’ meno educato. E Stewart, continuo a suonarci sopra.

3. La mano sinistra di Jojo Mayer
Cercare su Youtube (o su questo sito) il video di Syncopath. Sentirete un bisogno impellente di comprare Secret weapons for the modern drummer. Oppure un braccio bionico.

4. Il fill di batteria di Phil Collins in In the air tonight
Quelli della mia generazione hanno cominciato in quel momento a cercare il fill perfetto. Molti non sono mai tornati.

5. La faccia di Dom Famularo quando insegna
Suonare la batteria (suonare in genere) perché mi rende felice. Puro e semplice. Dom ce l’ha, quella faccia un po’ così di chi sta godendo come un pazzo. Anche io voglio.

6. Daryl Jones, Sting e le tartarughe blu
Bring on the night tour: Sting con una super band di jazzisti con Omar Hakim alla batteria e Daryl al basso. Grande pressione, il primo tour del dopo Police, una star del rock che si mescola con i jazzisti (all’epoca si usava poco). Intervistano Daryl Jones durante le prove e lui se ne esce con una cosa tipo “lui è teso perché rischia tutto in questo tour. A me non importa: faccio jazz, sono abituato a suonare musica che la gente non capisce”. Salire sul palco. E basta.

7. Le braccia di Aaron Spears
Lo vedo al Modern drummer festival weekend. Incombe sulla batteria, la domina con una massa corporea di sfondamento, le braccia volteggiano e fanno chilometri prima di atterrare sulle sestine di 789esimi. Alzo le braccia, anche io: non voglio più essere impettito e composto. Signore, questo ragazzo ha cominciato nella tua chiesa, dammi un coro gospel e fammi vedere la luce. E la band

8. L’hi-hat di John Bonham
Gli sarebbero bastati cassa, hi-hat e rullante a quel tizio li. Da Bonzo ho imparato la grandezza inarrivabile di un grande groove. Lo preferisco ancora quando sta sul groove e incastra tutto l’incastrabile, più che sui soli. Questione di gusti. Per anni non ho più fatto un fill. Poi, molto dopo, ho scoperto Bernard Purdie.

9. I trombettisti
Miles Davis, Chet Baker, Arturo Sandoval, Dizzie Gillespie: ecco, vorrei quel fraseggio li. Quella voce, quella scomposizione, quel modo di cantare con lo strumento.

10. YouTube
Vedere, finalmente. Ascoltare, tutto. Imparare e confrontarsi. Il paradiso è qui.

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  1. youtube: imparare e confrontarsi. youtube, grande piedistallo per i musicisti d’oggi.

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