Duetto con Finaz, chitarra virtuosa e solitaria della Banabardò

Chitarra virtuosa e solitaria, secondo la definizione dei colleghi della Bandabardò, Finaz, 35 anni di cui 23 passati a fare il musicista di professione, parla come suona: 50mila parole al secondo, idee chiare, molta ironia.

Come hai fatto a diventare chitarra virtuosa?
Mi chiamano chitarra virtuosa perché con Don Bachi continuo a studiare e ho sempre lo strumento in mano otto ore al giorno e per me la musica è una malattia.

Fondamentalmente suonare significa dare voce a quello che hai dentro. Spesso e volentieri ognuno dà vita alla propria musicalità. Io mi sento dentro un fuoco e una energia che si traduce in 50mila note al secondo che danno un certo tipo di immagine dell’energia della Bandabardò.
Voglio dire che mi ci hanno chiamato loro “virtuoso”, non io.

Ti pesa essere chitarra solitaria?
Non mi pesa, è il mio carattere. Sono sui palchi da 12 anni (e ora ne ho 35); ho suonato dal jazz al metal. Nella Banda umanamente è il massimo, ma è fantastico anche avere la responsabilità di essere il punto di riferimento per riff e melodie. Anche se Ramon (percussioni, tromba e voci) adesso mi sgrava di alcuni soli e riff. Prima che arrivasse lui ero veramente solo ma questo mi ha aiutato a crescere e a esplorare tante possibilità della chitarra che prima non avevo mai esplorato. Adesso mi diverto anche ad accompagnare, a trovare riff, mentre prima godevo nelle 50mila note al secondo.

Comunque non è solitario perché suono per i c*** miei.

A che età hai iniziato a suonare
Ho inizato a 9-10 anni. A 8 ero stato folgorato Penny Lane e Strawberry fields forever e volevo essere un piccolo Lennon. Poi quando gli hanno sparato pensavo che era meglio essere McCartney. Ho iniziato a studiare e a 12 salii sul palco con la mia prima band: Barbara e gli alisei.
Ho iniziato da subito a pensare e vivere da professionista, in giro con orari infernali anche perché facevo la seconda media e andavo ovviamente anche a scuola. Poi fui notato dai gruppi rock di Volterra, ho ampliato il giro e ho anche iniziato ad andare a scuola a Firenze.

Che scuole hai frequentato?
Da Bach a Pat Metheny, con Paco de Lucia sempre presente. Conservatorio, 3 anni; come insegnanti ne ho avuti un sacco ma mi piace molto “mellificare” che vuol dire prendere il meglio da tutti. Non voglio fossilizzarmi su un genere o su un chitarrista o su un maestro. Ho fatto anche tutti i seminari possibili con Metheny, Stern, insomma tutti. La mia vera scuola è stata il palco e prendere tutto il possibile da tutti, compreso l’atteggiamento verso la vita, non solo verso la musica.

Perché la chitarra?
La chitarra perché volevo essere Lennon. E poi dopo Lennon volevo essere anche Dodi Battaglia. Non mi vergono a dirlo, perché alla fine degli anni 70 c’era lui. Poi Mussida. Poi Gilmour, Hendrix. Comunque la più bella definizione del “perché la chitarra” l’ha data Frank Zappa che diceva: “col violino puoi sdilinquirti, con il sax puoi essere volgare, mentre solo con la chitarra puoi essere veramente fetente”. E’ uno strumento che amo sempre di più perché sempre di più ne scopro le possibilità.

Chitarrista o chitarristi preferiti
Oltre a quelli già citati Django Reinhardt, Joe Pass, e i già citati Paco de Lucia e Lennon.

Un accordo che suoneresti anche quando non c’entra niente
Qualunque accordo di nona. Lo trovo molto bluesy.

Accordo, scala, brano, passaggio che proprio non riesci a fare decentemente.
Premessa: sono molto palloso e meticoloso nello studio e passo anche mesi a studiarmi una cosa. In questo momento sto bestemmiando sulla Ciaccona di Bach.

Siamo precisi, pagina e battuta
Aspetta che la prendo. Ok: pagina 5 dell’edizione Segovia, battuta numero nove, la serie di biscrome centrali. Gnafò.

La canzone che vorresti aver scritto?
Working class hero, di Lennon.

La canzone che vorresti non fosse mai stata scritta?
Passo

Che cosa stai studiando in questi giorni?
Sto molto in fissa con la classica. “Danza caratteristica” di Brouwer, un altro paio di suite di Bach e i 12 esercizi di Villa Lobos.

Esercizi preparatori, riscaldamento o riti voodoo: cosa fai prima del concerto?
Riscaldamento e studio. Suono almeno un’ora. Di questa ora, 15 minuti di riscaldamento con i classici cromatici e di movimento delle dita con tutte le combinazioni possibili. E poi brani non necessariamente della Banda (dal Volo del calabrone alla Ciaccona). Quando non ti riscaldi si sente. Quindi se faccio schifo sappiate che è perché non ho fatto un riscaldamento adeguato. Poi ci vuole un riscaldamento anche fisico.

Com’è la scena professionale, Banda a parte?
Più o meno i musicisti della mia generazione o insegnano oppure hanno smesso. E’ un momento molto difficile per la musica live. E’ dura anche per i piano-bar. I gruppi che partono da zero fanno davvero molta fatica. Giusto le cover band tirano su un po’ di serate, ma a 100 euro e panino. Il mio non è un invito a non fare il musicista, ma tenere conto che è un mestiere difficile. In questo momento non c’è grande mercato né per i turnisti né per la seratina: il consiglio è quello di cercare una via propria e originale. Ricordandosi che fare il musicista è anche una professione.

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