Professione batterista (1): dieci incipit per fare della musica un lavoro

karmadrums.it scuola di batteria

Intro
Questo articolo è stato pensato e scritto per i batteristi. Noi lo sappiamo, colleghi degli altri strumenti – e soprattutto cantanti che vi vantate in tv – che sotto sotto vorreste tutti percuotere un rullatone riverberato a San Siro. Non potete: ma molte considerazioni sono generali e valgono, con gli opportuni aggiustamenti, per tutti i musicisti.

16 battute
Abbiamo il miglior blast beat del circondario; sulla freehand tecnique non ci batte nessuno; i nostri groove farebbero invidia a Steve Gadd e a Bernard Purdie. Ma nessuno ci chiama per suonare. Il telefono non squilla e il portafoglio resta vuoto. Una situazione che suonerà familiare a molti di noi. Un po’ è ‘colpa’ del mondo cattivo li fuori, del destino cinico e baro, della Crisi che è sempre economica e dell’invasione delle cavallette. Un po’ è, diciamocelo, colpa nostra.

Spesso siamo talmente ossessionati dalla tecnica e dalla perfezione artistica da dimenticare che fare il musicista è anche un lavoro e che bisogna concentrarsi, oltre che sui rudimenti e sulla tecnica della doppia cassa, anche su un paio di altre cose importanti: suonare in giro, farsi conoscere e guadagnare i soldi necessari a pagare le rate e vivere felici.

Quello che distingue un vero professionista, in ogni ambito, da un dilettante sia pur di talento è soprattutto questo: la capacità di trarre compenso possibilmente multimilionario dalla propria attività. Artistica, in questo caso. Nella musica, soprattutto in Italia, questo non è affatto scontato e non è nemmeno facile. Siamo il Paese dove suonare è al massimo un divertimento, un ‘di più’; un Paese dove a scuola ti insegnano, se va bene, che cos’è un do e dove nei locali si suonava – una volta – per un panino e una birra e oggi nemmeno per quello; dove i bordero’ della Siae riempiono le tasche dei soliti noti.

Vago da una trentacinquina d’anni anni senza meta e forse senza costrutto in giro per la scena musicale italiana. Come aspirante musicista, giornalista musicale, organizzatore di cose, producer e batterista: ho visto cose. Quello della musica è un mondo a parte dove molto è concesso e dove i diritti di ‘lavoratori’ vanno riconquistati giorno dopo giorno, prendendo consapevolezza di quello che si è: gente che lavora e il cui valore non è solo dato dalle due ore sul palco ‘a divertirsi’ ma dagli anni di studio, dai km percorsi, dalla dedizione e dalla voglia di imparare ancora.

Metto in fila alcune cose che che ho capito in questi anni andando in giro, guardando e ascoltando gli altri e lavorando o che mi sono state trasmesse da grandi e meno grandi.

1. Una questione di mentalità

E’ vero, siamo ‘artisti’. Almeno i più fortunati e bravi di noi lo sono. Ma dove sta scritto che la nostra arte si sporca se ci pagano, magari anche come si deve, per suonare? Anche fare dolci è un’arte: avete mai provato a portare via una Sacher da una pasticceria senza pagare?
Gli americani, che di queste cose sono maestri dicono: primo (comandamento), ‘get paid’ = fatti pagare. Magari poco, ma sempre. E’ una questione di rispetto: stiamo lavorando. Anche quando siamo coinvolti emotivamente e artisticamente in un progetto nel quale siamo disposti a investire tempo e denaro dobbiamo pensare al fattore economico: avere più soldi ci renderà un po’ più liberi di suonare tranquilli, di studiare di coltivare i nostri sogni e i nostri progetti. Non pensiamo mai di essere già ‘abbastanza fortunati’ per il fatto che suoniamo uno strumento meraviglioso e che la gente impazzisce quanto sente un rullantone che riverbera in uno stadio o una rumba ben suonata.

2. Get a gig

Per farsi pagare, bisogna lavorare. Per lavorare bisogna prima o poi venire fuori da quel meraviglioso e rassicurante grembo materno che è la sala prove, il garage, la stanzetta, la caverna in mezzo al bosco o qualunque altro posto dove passiamo le ore a coltivare la nostra tecnica e i nostri sogni di gloria, le nostre visioni artistiche e il nostro paradiddle ben temperato. Dobbiamo fare i conti con il mondo. Trovare altri musicisti con cui suonare e qualcuno che ci ascolti. Suoniamo ogni volta che possiamo e ovunque possiamo. La musica è un’attività sociale. Non si sale su un palco solo perché si è bravi, ma anche, e alcune volte soprattutto, perché si fa parte del giro. Social networking: su Internet si dice così. Nella vita reale è il vecchio, classico: conosci e fatti conoscere.

3. La musica prima di tutto

Un batterista professionista deve avere alcune carte da giocare. Saper leggere (a prima vista) gli spartiti; sapersi destreggiare tra ritmi e stili, passando con professionalità dal mambo al blues, dal rock pesante alla più soave delle bossa nova; conoscere le canzoni di ogni genere musicale. E’ questa una grande scuola e il passaporto migliore per una carriera professionale. Più auto sappiamo aggiustare più siamo meccanici capaci. Un buon musicista mette le mani non su motori e carrozzerie ma sulla musica, però il principio è lo stesso. Una cover band come si deve o un’orchestra di liscio sono le occasioni migliori per suonare da professionisti, magari tutte le sere: il nostro A kind of blue arriverà dopo che avremo pagato le bollette. Saper muovere passi sicuri su un palco o in studio, da soli, in quartetto, trio, in big band o qualunque altra configurazione musicale è un lasciapassare per il prossimo lavoro.

4. Facciamo sapere che esistiamo

Il nostro single stroke roll è sicuramente migliore di quello di Virgil Donati. Ma se nessuno ci sente suonare non ci servirà a riempire il portafoglio. La professione del musicista è anche un fatto di conoscenze: ci chiamano se ci conoscono, ci tengono se sappiamo suonare. Per farci conoscere dobbiamo suonare in giro, cercare i (pochi, purtroppo) locali dove si fanno jam session e metterci alla prova; partecipare a contest e concorsi; iscriverci ai corsi e ai master; partecipare alle audizioni, anche per i gruppi e i generi che non ci interessano; girare per le scuole di musica: c’è sempre qualcuno che cerca qualcuno. Non dobbiamo aver paura di non essere ‘abbastanza bravi’: c’è stato un tempo in cui anche Charlie Parker veniva buttato giù dal palco.

5. Facciamo sapere che esistiamo 2(.0)

Impariamo a usare la Rete: i neofiti dicono che è uno straordinario strumento di comunicazione, promozione e pubblicità. Ma quanti la usano veramente? Partiamo dalle cose semplici e mettiamoci impegno: inutile aprire l’ennesimo profilo su Soundcloud, Facebook o su Twitter se poi non lo curiamo e lo aggiorniamo. Il nostro spazio web, il nostro sito è la nostra migliore vetrina, il primo posto dove gli altri vanno a vedere e sentire chi siamo.
C’è un verbo apposta per questo: googleing. Significa che se non sei in Rete non esisti (dove per Rete si intende Google, il monarca assoluto dei motori di ricerca).
Mettiamo a disposizione di tutti nostre cose migliori. Scriviamo, non solo musica. Raccontiamo chi siamo e cosa facciamo. Senza barare, perché ai tempi della Rete lo sputtanamento è a un click di distanza. La nostra musica ha uno spazio illimitato per essere ascoltata e magari un giorno dal nostro sito passerà il tizio con cui formeremo i nuovi Zeppelin. Dedichiamo al nostro spazio web, qualunque esso sia, un po’ di tempo ogni giorno. E’ un investimento che rende come esercitare i rudimenti o la doppia cassa.
In Rete, inoltre, si possono fare molte altre cose per farsi conoscere: partecipare ai contest online, soprattutto quelli seri, per esempio. Chi non vorrebbe essere il prossimo vincitore del Modern Drummer Undiscovered Drummer Contest? E’ importante anche partecipare alle community di musicisti e batteristi: scopriremo molto di quello che vorremmo essere e moltissimo di quello che non vorremmo essere mai.

6. Anche la confezione conta

Come dice Josh Freese, un ‘first call’ tra i batteristi della scena americana: think marketing. Inventiamoci cose per cui si parli di noi e della nostra musica. Saper suonare non basta; fare un disco non basta: è necessario che la gente sappia cosa facciamo e chi siamo.
Travis Barker, per esempio, è uno che con i suoi drum remix è diventato una celebrità su Youtube forse ancora di più di quanto non lo fosse con i Blink 182. Il suo ‘Travis Barker Remix Soulja Boy “Crank That” ‘ è stato visto qualcosa come 30 milioni di volte su Youtube. Ripetiamo? Trenta milioni di volte. Barker è anche un Twitter addicted e chi lo ama lo può seguire online quasi minuto per minuto.
Ancora. Dave Weckl. Abbiamo detto Dave Weckl? Si, Dave Weckl e quasi tutti gli altri star drummer hanno imparato a guadagnare stando seduti comodamente nel loro studio di registrazione privato: vendono drum tracks di ‘batteria d’autore’ a (quasi) chiunque le voglia acquistare. Si fa tutto via internet: gli autori e i produttori di ogni parte del mondo possono avere una star della batteria sul loro disco, i Nostri guadagnano bene e nessuno si muove da casa: meno inquinamento e meno spese. Tutti felici grazie alla Grande Rete.
Va bene. Non siamo Dave Weckl né Travis Barker ma qualche lampadina in testa si può anche accendere no?

7. Musica con le note

Se abbiamo capacità e ispirazione o anche solo la fortuna di mettere insieme 4 accordi decenti la nostra vita potrebbe cambiare: basta una canzone che ce la fa per sistemarsi e vivere felici. Perché non provarci? Molti grandi batteristi, da Stewart Copeland a John Bonham, sono anche autori di canzoni e colonne sonore celebri. Facciamo vedere ai cantautori chi siamo e facciamoci rendere felici.
Sono tempi di grande cambiamento sotto il cielo delle pentatoniche. Potete essere autore, casa discografica e tutto il resto restando a casa vostra. iTunes, Spotify, Youtube sono lì per fare del vostro self – publishing un’occasione di ricchezza e intramontabile felicità. Scrivete, pubblicate, socializzate.

8 bis. Qui ci va una geniale idea originale che porta molti, molti soldi.
[Questo spazio è ancora vuoto, ma ci stiamo lavorando. Giusto?]

9. Allievi, allievi, allievi
Insegnare è divertente e può essere una fonte di reddito sicura. Non fate gli schizzinosi ma, soprattutto, non insegnate se vi fa schifo. Niente di peggio di un insegnante frustrato, vero?

10. Final cut
Il comandamento finale di ogni grande: be yourself. Trova uno stile, una personalità e una voce tua. Il resto verrà.

This article has 11 Comments

  1. ciao. io suono da quattro anni e ho gia’ avuto l’opportunita’ di fare anche dei bei videoclip professionali. (per curiosi digitare ISAINCU BAND in youtube :) ). anche a me e’ capitato tante volte di stare in disparte quando si compone una canzone. ma ho imparato a dire la mia, e partecipare “alla cieca” per l’uso di accordi musicali nella band. alcuni accordi mi ispirano ritmi diversi piuttosto che altri. quindi il batterista ha sempre un ruolo importante, perche’ da anche lui “il tono” alla canzone”.
    tanti mi hanno consigliato di imparare a suonare uno strumento (ho sempre avuto la chitarra, il basso e la tastiera tra le mani, ma e’ stata sempre la batteria che mi si e’ incollata sempre meglio nel cervello rispetto agli altri strumenti) :) comunque FRANCESCO spero che le mie idee ed esperienze ti possano dare coraggio…

    I BATTERISTI VANNO PAGATI!! I BATTERISTI VALGONO COME ARTISTI VERI!! ( AMEN! )

  2. sono d’accordo su tutta la linea penso che sia importante mettersi in gioco per qualcosa a cui ci teniamo molto tipo la musica poi magari se riusciamo in questo campo saremo tutti felici e brinderemo alla nostra felicità …se invece non và a finire come ci aspettavamo comunque siamo cresciuti grazie ad un ‘esperienza fatta :)credo che vivere questi momenti in prima persona aiuti a crescere e ad avere maggiore esperienza sulla vita …

  3. Sono anche io un batterista e suono da 6 anni circa. Quello che è stato scritto è tutto verissimo, concordo pienamente. Anche io ho avuto molte esperienze all’interno di vari gruppi e ho provato generi di tutti i colori, dallo ska degli SKA-P al punk dei sum 41, blink 182 ecc…, e ora sono nel pieno progressive dei dream theater! Come si vede non ho un genere che fisso, ritengo infatti che il compito del batterista sia anche quello di conoscere tutti i generi musicali e suonarli in modo da rendere vasta la propria cultura musicale ed allargare la propria esperienza nel campo della musica. Francesco, ricorda che tu sei il motore della band, come è stato detto. Senza di te gli altri componenti non sono in grado di muoversi. Potrebbero facilmente mettere un metronomo e seguire quel fastidioso ticchettio, ma la batteria è tutta un’altra dimensione: i suoni, le sfumature, gli stacchi, i tempi e i controtempi, fanno sentire al settimo cielo te e chiunque ti ascolti.

  4. Ne terrò di conto…devo solo trovare il metodo per non farsi “Schiacciare”…..
    Grazieeee!!!

  5. Grazie, cari…
    scusate il ritardo mio nel rispondere, ma ero allettato con febbre alta…
    …..

  6. caro francesco,
    quella che descrivi e’ una situazione abbastanza comune ma nemmeno così grave.
    premesso che con la gente maleducata non si suona, a meno che non ti paghi tantissimo, la prima cosa da fare e’ non farsi scoraggiare e vivere queste situazioni con il giusto approccio: da una parte non essere presuntuosi tanto da pensare ‘io sono il batterista e il ritmo lo decido io’; dall’altra non farsi mettre i piedi in testa.

    e’ una questione di misura: a volte anche dai consigli degli altri della band si può trarre ispirazione. Inoltre è vero che chi ha scritto la canzone ha un’idea di come vorrebbe la ritmica ed è in parte giusto assecondarla. dall’altra parte devi avere la consapevolezza e la sicurezza dei tuoi mezzi e delle tue idee e ‘combattere’ per far sentire anche la tua voce: il batterista non è l’ “essere inferiore che non sa le note”. e’ il motore della band (insime al bassista) se il groove non gira, la band non funziona.

    Una macchina puo’ avere una splendida carrozzeria e ottime rifiniture e accessori, ma senza motore non va da nessuna parte. inizia tu ad avere consapevolezza del tuo ruolo, restando umile ma senza mai farti mettere i piedi in testa, accettando ed elaborando le idee degli altri ma avendo sempre qualcosa di positivo e costruttivo da proporre.

    infine: partecipa alla vita musicale della band (sempre se tieni al progetto): molti batteristi si autoghettizzano perché quando gli ‘altri’ discutono di note e arrangiamenti pensano ai fatti loro, come se la struttura del brano o gli accordi o i suoni di chitarra o il tema o il tipo di voce siano cose che non li riguardano. non è vero. tutto ci riguarda: il nostro groove, i nostri fill non sono slegati dal contesto e dobbiamo partecipare e dire la nostra. sempre. siamo musicisti, non gente che fa casino dietro ai tamburi.

    per ogni tipo di supporto siamo qui. buona musica :-)

  7. te ed il resto del gruppo..
    Almeno a me capita spesso di vivere queste situazioni..dove ognuno ti insegna qualcosa o dà consigli tipo “ascolta i grandi batteristi” nell’orecchio, nel bel mezzo del pezzo.
    Come fare allora per “imporsi”? Ho visto che l’essere troppo tranquilli caratterialmente non porta a nulla, anzi.
    Non so se sto sbagliando io oppure in giro c’è tanta maleducazione.
    Aiuto.

  8. Ciao a tutti…
    A parte il fatto che vi voglio bene….
    Suono da un po’ di tempo, +/- due anni e non ho un gruppo fisso…
    La cosa che mi è capitata riscontrare spesso, è il fatto che TUTTI e sottolineo TUTTI sono batteristi.
    Nel senso che chiunque si sente autorizzato a darti delle dritte o a mimarti a voce dei tempi che gli risuonano nella mente, senza mettere in conto che è uno strumento come un altro e che porta dietro difficoltà che tutti conosciamo…Ma nonostante questo, sei sempre il batterista, ovvero colui che non capisce niente di musica (parlo in generale) e che comunque starà in disparte per la messa insieme di note ed accordi…
    Dato che poi uno si irrigidisce perchè si rende conto di essere trattato da “essere inferiore” si crea (sempre secondo le mie paranoie) il vuoto tra

  9. Completamente d’ accordo. Su tutti i fronti. Molti batteristi bravi in Italia non riescono a sfondare perchè non credono su youtube o sulla rete, o perchè aspettano che dal cielo cada l’ ingaggio della vita. Che può anche succedere, per carità, ma è molto più facile che succeda al tuo amico che ha su youtube dei video o che ha già fatto girare un po’ il suo nome.

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