Vida, muerte y revolución: Lila Downs e la musica per i morti che ridono

El Día de Muertos è un giorno di grande allegria per i messicani.
Festa di origini precolombiane, è uno dei tanti riti sopravvissuti al proselitismo cattolico grazie alla capacità dei nativi di sincretizzare le loro proprie credenze con quelle imposte da “la Catolicisima España”. Dolcetti (perlopiù a forma di teschi), fiori, essenze, alcool, musica e danze, il giorno dei morti è un occasione per ricordare chi non c’è più e per esorcizzare la grande livellatrice, spesso in maniera comica, altre volte in maniera struggente.

Proprio al tentativo (riuscito, pare) di tenere lontana la “Comare secca” è dedicato l’ultimo disco dell’immensa Lila Downs, bandiera della musica messicana, il cui esposo sembrava dovesse fare un viaggio senza ritorno nel Tlalocan, il paradiso delle anime dei morti per malattia.

Attivista sociale, cantante passionale, indefessa sognatrice che cerca di trasformare la società con la musica, non si considera ambasciatrice della sua terra, la regione di Oaxaca, posto di rara dolcezza (cit. Lia di Haramlik), ma si pone come una specie di “traduttrice” di alcuni dei pensieri e della profonda grazia e gentilezza che la gente di Oaxaca, soprattutto le donne, hanno innate. Della loro straordinaria forza con la quale combattono cose terribili.

Lila offre musica ai messicani come rifugio dalla violenza quotidiana (cit. Latino Fox News).

 

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