Headline, Playlist, Spartiti per batteria 0 comments on Amen Break e dintorni: perdonali, perché non sanno quello che danzano

Amen Break e dintorni: perdonali, perché non sanno quello che danzano

The Amen Break è l’esempio di quello che, da producer, non smettereste mai di loopare, stretchare, smantellare, decostruire e ricorstruire e, da batteristi, vorreste inventare almeno una volta nella vita: il Break Perfetto.
Le 4 battute che sopravviveranno alla vostra morte (musicale e non) vivendo di vita propria per l’eternità o quasi nelle sapienti mani di dj, producer e colleghi musicisti.
Lo avete sentito un miliardo di volte, ovunque, nella musica jungle, drum and bass, hip hop, ecc ecc. Alla batteria c’era Gregory Coleman, il brano da cui è campionato e’ Amen Brother dei The Winstons gira attorno ai 136 bpm

The Amen Break spartito

In questa lezione (ma si dice meglio “talk”) tratto dal loop Summint 2016 di Ableton c’è tutto quello che volevate sapere e sentire al riguardo

“At the 2016 Loop summit, Dr. Jason Hockman gave a fascinating talk about the evolving role of breakbeats in electronic music, from their initial usage in hip hop into a second generation appropriation in genres including jungle and drum & bass. He also presents recent ethnographic and technological research in breakbeat oriented electronic music.”

Batteristi, Headline, Video 1 comment on Tutti i grazie che dovete a Ringo Starr e non lo sapevate o facevate finta di non saperlo

Tutti i grazie che dovete a Ringo Starr e non lo sapevate o facevate finta di non saperlo

dave grohl on ringo starr

chad smith on ringo Ringo Starr, a lungo definito come “il più fortunato tizio senza talento della storia” è un batterista che ha il suo post nella storia. noi ve lo spiegammo qui qualche tempo fa. ora, magari, ve lo dicono chad smith, dave grohl, stevart copeland, questlove, tré cool e molti altri e magari ci credete. (e, sì: lo sappiamo che nella foto, seduto dietro alla batteria di ringo starr c’è dave grohl)

ecco tutto quello che dovete al batterista dei beatles e non lo sapevate

Batteristi, Esercizi e lezioni di batteria, Headline 0 comments on Suonare la Football Clave “cantando” il click e altre emozionanti storie di groove: da Benny Greb – The Art & Science Of Groove

Suonare la Football Clave “cantando” il click e altre emozionanti storie di groove: da Benny Greb – The Art & Science Of Groove

Benny Greb è un gigante con una creatività didattica e uno dei migliori batteristi su piazza.
questo video è un miniera di idee e studi dedicati al groove al suo sviluppo.

segnaliamo una cosa “mindblowing” nella sua semplicità:a 16’20”: suonare la cosiddetta Football Clave (il ritmo cretino che si usa negli stadi di calcio, per intenderci) cantanto il click. sembra facile, vero?
il concetto poi si può ovviamente estendere al creare groove cantando un click o un pattern e il vostro cervello prima impazzirà, poi godrà senza ritegno

Batteria e Percussioni, Headline, Loop 0 comments on Everything but the four (​/​4​)​: odd time drum loop collection

Everything but the four (​/​4​)​: odd time drum loop collection

A collection of drum loop, grooves, rhythms and ideas human played with no quantization in different styles: funk, rock, pop, freestyle, drum’n’bass, breakbeat, blues all in odd time 5/8, 5/4, 7/8, 11/8 and more

Batteria e Percussioni, Percussioni, Playlist, Video 0 comments on Uakti: l’acqua diventa percussione e altre magie

Uakti: l’acqua diventa percussione e altre magie

I brasiliani Uakti sono maghi. Possono non piacere, rientrano con tutti i crismi nella categoria dei Minimalisti, “stile” che vede tanti seguaci quanti detrattori. Ma sono dei maghi, inventori di tutti gli strumenti a percussione che utilizzano.
Per dire, suonano l’acqua

La Torre Armonica è forse la più affascinante fra le loro invenzioni

Suonano legno e vetro con marimbe autocostruite che hanno le barre che poggiano su due diverse casse di risonanza (una per i tasti bianchi ed una per i tasti neri, per dirlo pianisticamente), le quali possono essere invertite o traslate in modo da poter suonare accordi e sequenze difficilmente eseguibili con gli equivalenti strumenti tradizionali.

Apertura del DVD Brasileirinho di Maria Bethania con alcune delle meravigliose Bachianas Brasileiras di Heitor Villa Lobos

Gli Uakti devono il loro nome ad una leggenda del popolo Tucano, Amazzonia. Pare fosse il nome di un essere mitologico che viveva sulle sponde del Rio Negro. Il suo corpo era pieno di buchi e quando il vento vi soffiava attraverso creava un suono capace di circuire le donne delle tribù vicine. Gli uomini si infuriarono, gli diedero la caccia e lo uccisero.
Nel posto dove lo seppellirono spuntarono palme rigogliose e il legno di queste palme venne da subito utilizzato per fabbricare flauti che ricreavano lo stesso suono ammaliante.

Gli Uakti hanno avuto ed hanno tuttora una carriera formidabile: Milton Nascimento, Manhattan Transfer, Paul Simon, Stewart Copeland, Philip Glass ecc.

Uno dei brani frutto della collaborazione con Philip Glass

Qui un intero concerto tenuto quattro anni fa a Roma.

Batteria e Percussioni, Headline, Music, Playlist 0 comments on Adiabatic Invariants – Hybrid Kit and Pure Data o dell’impermanenza del suono

Adiabatic Invariants – Hybrid Kit and Pure Data o dell’impermanenza del suono

(di Carmine Pongelli)

Adiabatic Invariants' Esperienza strana e affascinante questa dell’ascolto di HKPD – Hybrid Kit and Pure Data – disco di musica elettroacustica (definizione che abbraccia solo parte di questo complesso lavoro) di un duo formato da Luca Gazzi e Marco Matteo Markidis: rispettivamente percussionista e live electronics guru.

Di primo acchito la sensazione è ostracismo: quello tipo del preconcetto “incomunicatività di certe avanguardie”.
Poi si coglie, o si crede di cogliere, un suono che rimanda alla sintesi granulare; sintesi nata dagli esperimenti con nastri magnetici fatti da Iannis Xenakis: architetto, ingegnere e compositore greco.

Così si va a leggere l’informativa stampa a corredo del disco e si trova citato il suddetto padre della musica generata dalla matematica. Sinapsi e neuroni cominciano a lavorare: si aprono sentieri, si colgono lampi di luce conosciuta; e ci si mette comodi e ci si lascia accompagnare nel continuo cangiamento dell’orizzonte sonoro degli Adiabatic Invariants.

Particolare è la lingua delle percussioni di Luca Gazzi: timbri familiari per frasi aliene, le quali a volte giocano a rimpiattino con i loro stessi suoni, suoni ricampionati e processati da Marco Matteo Markidis di cui regna l’originalità dell’inascoltato, grazie all’artificio della manipolazione elettronica.
Musica elettronica fredda se presa a sé, ma emotivamente significante in questo connubio con la primitività del suono concreto delle percussioni.

L’umanità sottesa direttamente svelata dalle voci campionate che compaiono tra una curvatura dello spazio sonoro e l’altra, un vociare indistinto giocato ad un certo punto come fosse un continuo tuning radiofonico alla ricerca di un equilibrio che invece sfocia nel nulla, metafora del caos.

La chiosa del disco è struggente e lascia pensare.

Non so cosa significhino le parole campionate dalla voce di una donna slava, presumibilmente russa.

Agnostico, lascio che il pensiero vada spontaneamente ad un libro di cui lessi le impressioni, i sentimenti di quelle persone che hanno toccato l’ignoto, il mistero.

(Preghiera per Cernobyl’, Svetlana Aleksievic – ed. E/O).

L’invariante adiabatico è una grandezza fisica che resta invariata quando un sistema fisico è assoggettato a una debole perturbazione lentamente variabile (Fisica, Vincenzo Paticchio – Jaca Book).

L’invariabilità dei due musicisti/filosofi/fisici nel mentre, con le loro manipolazioni continue, danno vita ad universi sonori in lento e progressivo constant change.

Live set:

(edits & apostrofi rosa: Gianluca Sgalambro)