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Uakti: l’acqua diventa percussione e altre magie

I brasiliani Uakti sono maghi. Possono non piacere, rientrano con tutti i crismi nella categoria dei Minimalisti, “stile” che vede tanti seguaci quanti detrattori. Ma sono dei maghi, inventori di tutti gli strumenti a percussione che utilizzano.
Per dire, suonano l’acqua

La Torre Armonica è forse la più affascinante fra le loro invenzioni

Suonano legno e vetro con marimbe autocostruite che hanno le barre che poggiano su due diverse casse di risonanza (una per i tasti bianchi ed una per i tasti neri, per dirlo pianisticamente), le quali possono essere invertite o traslate in modo da poter suonare accordi e sequenze difficilmente eseguibili con gli equivalenti strumenti tradizionali.

Apertura del DVD Brasileirinho di Maria Bethania con alcune delle meravigliose Bachianas Brasileiras di Heitor Villa Lobos

Gli Uakti devono il loro nome ad una leggenda del popolo Tucano, Amazzonia. Pare fosse il nome di un essere mitologico che viveva sulle sponde del Rio Negro. Il suo corpo era pieno di buchi e quando il vento vi soffiava attraverso creava un suono capace di circuire le donne delle tribù vicine. Gli uomini si infuriarono, gli diedero la caccia e lo uccisero.
Nel posto dove lo seppellirono spuntarono palme rigogliose e il legno di queste palme venne da subito utilizzato per fabbricare flauti che ricreavano lo stesso suono ammaliante.

Gli Uakti hanno avuto ed hanno tuttora una carriera formidabile: Milton Nascimento, Manhattan Transfer, Paul Simon, Stewart Copeland, Philip Glass ecc.

Uno dei brani frutto della collaborazione con Philip Glass

Qui un intero concerto tenuto quattro anni fa a Roma.

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Yshai Afterman – “The Stream”

Super excited to share the 4th piece released out of my coming album!
Inspired by a poem of my late father Allen Afterman, written about me when I was very very young – this intense percussion composition touches the helpless stream/scream of a man trying to face the absolute and uncompromising silence of death.

Big thanks to the great artists who helped me create this:
Shahar Kaufman at Shoam Studio אולפן הקלטות – אולפני שהם for the recordings.
Jonathan Jacobi for the Mix
Eyal Refaelov for the video photography
Udi Elenberg for the lights
Gil Golan for the video edit

Make sure you see it on HD
Blessings
Yshai

Esercizi e lezioni di batteria, Headline, Percussioni 0 comments on Una clave “a togliere”: i timbales e la vieja escuela di Manny Oquendo

Una clave “a togliere”: i timbales e la vieja escuela di Manny Oquendo

Nell’ambito percussivo afrocubano Manny Oquendo – maestro di timbales e bongós nato portoricano e cresciuto a New York – parla, anzi parlava, una lingua purissima.
A prescindere dallo strumento usato nel video relativo a questa breve dissertazione (un tutto sommato trascurabile timbalito usato a mo’ di bongó) Manny parla con la lingua dei padri: un “rompere il ritmo” giocando con la clave, esasperando la risultante elastica relativa all’uso dei colpi sincopati, togliendo e non aggiungendo.
Aggiungere troppo è un po’ l’orientamento generale, con le dovute eccezioni, delle nuove generazioni di percussionisti (non solo di scuola afrocubana, ahimé), giovani perfettamente in linea con il concetto di musica come educazione fisica.
E basta.

Un esempio del classico fraseggio di Manny Oquendo

Manny Oquendo Timbale

(di Carmine Pongelli)