Torno da una trasferta salentina carico di tamburelli, un tendine incazzato per gli errori di tecnica sui suddetti e la nostalgia degli spumoni e del pane&pomodoro annegato nell’olio. Su tutto, un po’ di ruggine da vacanza per i tamburi che, in serata, martedì scorso, affrontano la prima prova di un nuovo progetto che mi interessa moltissimo.

Si tratta della seconda vita – quella musicale – di un quasi collega, uno di quelli che, come molti di noi, vivono tra sacro e profano (cosa è sacro e cosa è profano è alla libera interpretazione personale).

I brani mi piacciono e per me sono una sfida: si tratta di trovare un equilibrio tra il genere (un pop sofisticato che detesta la volgarità musicale) e la mia naturale incapacità di suonare quattro battute uguali di fila.

La sala è un bunker antiatomico in attesa di derattizzazione e la batteria un coso pronto per i cassonetti della monnezza ma l’atmosfera mi piace: è come vedere Pimp my ride su Mtv, le auto prima e dopo lo cura (da cassoni a gioelli tecnologici con biliardo, schermi al plasma e ammortizzatori racing incorporati). E’ la sensazione che ho mentre suoniamo: Lui, l’Autore, ha le idee chiare ma anche la voglia di ascoltare per sviluppare il suo sound; gli Altri, i musici, sono ottimi strumentisti, anche loro, mi pare, con tre o quattro universi paralleli in corso.

Lavoriamo un pezzo bosseggiante che mi piace molto e pare sia piaciuto molto anche a qualche discografico: restiamo sereni su questo punto, almeno finché contratto non ci impalmi. L’arrangiamento attuale prevede un suono e una ritmica molto “pop”, alla Matt Bianco per intendersi, e la domanda che ci poniamo è quella che sarà capitata a tutti: lo incasiniamo e lo rendiamo artisticamente ineccepibile, oppure lo lasciamo “facile” sperando che le radio ci (lo) adottino?

Mentre col pianista baratto uno sgabello troppo alto e instabile con una sedia da oratorio, mi pongo un altro Grande Quesito: come faccio a evitare l’effetto “filodiffusione ascensore” di una clave bossa standard? E poi, in questo caso, non è che il suddetto effetto potrebbe “funzionare”? In chiusura, mentre saluto senza rimpianti il cartone dalla pelle di plastica, mi viene in mente che doppiando il tempo sul rullante con ghost note a profusione e tenendo la cassa standard posso – forse – ottenere sul ritornello una sonorità bossajungle che potrebbe essere efficace, lasciando l’ascensore sulla strofa.

Facce perplesse mi dicono che il groove dovrà essere veramente bello per essere approvato, ma c’è spazio per la trattativa. Intanto, in notturna, dormo su una battuta del ritornello che fa “e allora baciami”. Sì, baciami fino alla prossima prova, o almeno, finché l’alba non ci separi.

2 comments

  1. grazie quoyle, prometto che non lo incasiniamo anche perche’ incasinamento e ineccepibilità artistica non vanno necessariamente d’accordo :)

Commenta

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.