“Cobb suona per sottrazione, togliendo dalle sue figure tutto quello che non sia necessario. L’esempio tipicissimo è Four on six sopralinkata, con quelle quinte memorabili, no, sol re do sol sol re do sol . A distanza di una 60ina d’anni da quel disco celebre, egli la suona con lo stesso rigore, con un controllo dello strumento che, come diceva a bassa voce Rosario Bonaccorso, se lo spieghi a un ragazzino, per un minuto ci sta magari dentro, ma dopo si perde.”

A suonare la batteria, diceva quello in The Committments, sono buoni tutti. A spazzolare da dio, pochi. A meno che non pensiate che invece di tamburi stiamo parlando di lustrascarpe e pure in quel caso dovreste studiare un po’.

Jimmy Cobb era al percfest a Laigueglia. A 85 anni. E se ne scrive “Sua Graziosa Beatitudine” Giovanni Choukhadarian è opportuno leggere.

Il jazz non è difficile: se poi uno nasce Jimmy Cobb, o Paolo Fresu, magari è meglio

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