Mylai
Haditha sto qui a spiegarla.
Solo, a chi questo nome non dice nulla, un consiglio amichevole: inutile continuare a leggere questo post.

Haditha, è una storia vecchia. L’idea, l’esigenza – più che altro – è di raccontarla con i tamburi. Ci sono pro e contro: da una parte pochi strumenti come i tamburi hanno a che fare con la guerra. La loro voce è risuonata per secoli sui campi di battaglia, parte del loro repertorio più importante è legato ai conflitti. Dall’altra parte: come racconti una cosa del genere? Senza cadere nella retorica percussiva, intendo.

Comunque vada, anche se il risultato finale sarà una cagata musicale pazzesca, Haditha è una storia che merita di essere pensata, non perché sia eccezionale ma per la sua “normalità”.
E perché crediamo di esserne “lontani” moralmente e geograficamente.
E perché sotto ogni bandiera, non solo a quella a stelle e strisce, prima o poi qualcuno crede che dio sia davvero solo dalla sua parte.

ndr: La foto di introduzione a questo post non è un errore. Strage di My Lai, Vietnam. Altra spiaggia, uguale mare (di sangue).

7 comments

  1. come dicono di là: ci stiamo lavorando. con il fantasma delle “cagata pazzesca” sempre incombente ;-)

  2. io tutto questo togliere, aggiungere, non riesco a immaginarmelo. Però mi piacerebbe sentire la versione finale di Haditha, se ci sarà. Soprattutto se davvero riuscirà a suscitare le emozioni di cui scrivi

  3. bella segnalazione, ldf.

    qui nessuno c’entra con nessuno e tutti c’entrano con tutti. quindi benvenuto/a, nonostante il tuo 404 :)

  4. non so non c’entro niente con voi, con te, pero’ la curiosita’ non credete sia una prima molla?
    l’unica cosa che posso associare è “Il tamburo di latta”di G. Grass..ciaoooo

  5. vi ringrazio moltissimo per i suggerimenti.

    x musicaprattica: sono assolutamente d’accordo sull’ “uso” della semplicità, può essere uno strumento davvero devastante. cercherò il brano che mi hai indicato e mi farò destabilizzare :)

    x daniele: bellissimo il brano dei Mono. e ottimi i suggerimenti. li terrò presenti anche per una eventuale versione “orchestrale”.

  6. A me hai fatto venire in mente “Sara aveva novant’anni”, purtroppo mi sfugge il nome dell’autore. solo due tamburi, ieratico, antico quanto l’uomo, e molto potente… nella sua estrema estrema semplicità… tanto semplice che è insopportabile quasi!
    secondo me a volte la semplicità può essere uno strumento per destabilizzare veramente, basta saperne fare buon uso…

  7. Però.
    Quello che chiedi non è semplice, soprattutto con solo una batteria, e senza loop.
    Da come lo descrivi tu, potresti partire suonando cose molto leggere, con le spazzole, per poi crescere in modo lentissimo fino a farlo estremamente violento.
    So che volevi evitare il binomio guerra-rumore, ma mi sono venuti in mente i giapponesi Mono, li conosci? (sentili qui per capire di cosa parlo: http://www.temporaryresidence.com/mp3s/mono_theflames.mp3 )

    E tutto questo come sottofondo, prima sovrastato e poi sempre più mischiato a dei campioni di conversazioni casuali, catturate in strada, al supermercato, nei bar…

    Non volevi nè campioni nè violenze, lo so. Ma ti ho dato la mia idea, una specie di compromesso con la tua… :-)

    http://istericotuareg.blogspot.com

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